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ITALCEMENTI: arriva il secondo «sì» al progetto.

MAZZANO. Il Consiglio comunale ha approvato il protocollo d’intesa (che riguarda anche Rezzato) per l’ammodernamento dei forni. L’azienda verserà 5 milioni a ciascuno dei due Comuni. I lavori potrebbero iniziare già nel mese di novembre.

Accordo Italcementi: anche Mazzano ha detto sì. Il Consiglio comunale ha infatti approvato lunedì sera il protocollo d’intesa a tre (i Comuni di Mazzano, Rezzato e la società Italcementi) per il potenziamento dell’impianto.
Il sindaco Maurizio Franzoni ha illustrato i termini dell’accordo sottolineando anche l’aspetto economico (5 milioni una tantum sia a Mazzano che a Rezzato): «Un milione e mezzo di euro – ha detto – saranno pagati all’inizio dei lavori. Se le opere non dovessero iniziare entro novembre, Italcementi corrisponderà comunque un anticipo di 750 mila euro».
«Questo è il compimento di trattative durate sei anni – ha detto Ferdinando Facchin, ex assessore all’Ecologia -. E non dimentichiamo l’istituzione di una Commissione di controllo (formata da due membri nominati da Italcementi e tre nominati dai Comuni) che vigilerà sul protocollo d’intesa. I commissari – con una nomina di durata biennale – potranno essere rimossi dai Comuni nel caso il protocollo d’intesa non fosse rispettato. Italcementi, inoltre, ha accettato anche di rimborsare le spese dei commissari nella misura di 10 mila euro all’anno».
Le trattative sono state lunghe e laboriose, ma hanno avuto una conclusione soddisfacente. In pratica Italcementi sostituirà gli attuali due forni con uno tecnologicamente più avanzato, che però non potrà produrre più di 3 mila tonnellate di cemento al giorno (con il limite di 1 milione di tonnellate all’anno). Perciò la media produttiva sarà di circa 2.700 tonnellate al giorno, contro le attuali 2.600. Con il vantaggio che il nuovo forno e i nuovi filtri consentiranno una riduzione delle emissioni – nel 2019, ad impianto completato in ogni aspetto – del 75%.
«Mazzano e Rezzato – aggiunge l’esponente di “Vivere Mazzano”, Facchin – hanno sempre fatto fronte comune. Insieme, fin dal 2005, si avvalsero della consulenza dell’ingegner Roberto Carrara per le valutazioni connesse al progetto di ammodernamento. Abbiamo avuto solo un motivo di disaccordo: il calore».
«Disaccordo che derivava dalla suddivisione del calore – sottolinea il sindaco di Rezzato, Enrico Danesi -: Mazzano voleva utilizzare completamente il calore derivato dalle lavorazioni nella cementeria, mentre Rezzato pretendeva una equa ripartizione della risorsa. La questione è stata risolta salomonicamente da Italcementi, che ha detto: “non c’è calore”».
Rezzato dovrebbe firmare la convenzione urbanistica entro un mese; se anche Mazzano farà altrettanto i lavori di ammodernamento potrebbero iniziare davvero già nel mese di novembre.

Fonte: BresciaOggi.it

ARTICOLO del Giornale di Brescia del 4 marzo del 2010 che diceva che l'IMPIANTO NON SI SAREBBE FATTO

Rifiuti, quattro nuovi impianti al vaglio della Commissione

AMBIENTE. In Provincia si discute sull’autorizzazione a Cologne, Coccaglio, Carpenedolo e Rezzato. Due sono destinati a produrre energia dall’organico altrettanti invece puntano all’attività di recupero. La risposta dovrà arrivare entro 180 giorni.

Cologne, Coccaglio, Carpenedolo e Rezzato: quattro Comuni per altrettanti impianti di recupero e smaltimento di rifiuti solidi urbani. La richiesta di autorizzazione è stata inviata nelle scorse settimane alla Provincia di Brescia da una serie di società. In particolare si tratta di Renergia (Cologne), Linea Ambiente (Coccaglio), Garda Uno (Carpenedolo) e Castella srl (Rezzato).
LA SITUAZIONE è stata discussa nella riunione della seconda commissione consiliare (Tutela dell’Ambiente e Ecologia) a Palazzo Broletto. Un passaggio in più per un argomento così importante visto che l’autorizzazione o meno di un impianto di smaltimento rifiuti, in genere, viene decisa dagli uffici provinciali preposti senza dover passare in commissione. A mettere la questione nell’ordine del giorno sono stati alcuni consiglieri provinciali desiderosi di «capire meglio» alcune dinamiche. La Provincia poi – in quanto caso ente incaricato di rilasciare le autorizzazioni – dovrà dare una risposta entro 180 giorni.
GLI IMPIANTI in questione non hanno tutti le stesse caratteristiche. Un paio – a Castenedolo e a Colgne – sono destinati alla produzione di energia; partendo dai rifiuti urbani organici come materia prima si procederà, attraverso un digestore, alla trasformazione in biomasse e quindi in energia.
Gli altri due progetti – Coccaglio e Rezzato -, invece, avranno il compito di portare avanti un’attività – come la chiamano gli addetti ai lavori – di «cernita spinta» di rifiuti recuperabili. Nel caso di Linea Ambiente di Coccaglio (che ha inserito anche una linea per la produzione di Css, combustibile solido secondario) in realtà non si tratta che di un «trasloco»: la rilocalizzazione di un vecchio impianto.
In commissione l’argomento ha sollevato non pochi interrogativi, soprattutto da parte dell’opposizione. Diego Peli in particolare che, su temi come la concessione a costruire simili strutture, ritiene sia necessario programmare meglio. «La Provincia dovrebbe dettare una linea attraverso una valutazione delle reali necessità del territorio senza lasciare che ogni privato vada per la sua strada». D’accordo il compagno di gruppo, Maurizio Billante. «Dichiaro l’impotenza dell’ente sull’argomento visto che la norma porta sempre ad autorizzare quegli impianti la cui domanda di permesso è stata presentata secondo la legge – ha commentato -. Sul tema ambientale poi lasciamo sempre ai comitati spontanei di cittadini il compito di difendere il territorio».

Fonte: Silvia Ghilardi per BresciaOggi.it

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