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Centrale a oli vegetali, RITIRATO IL PROGETTO.

CAPRIANO DEL COLLE. Esultano il Comitato, l’amministrazione, il parco Monte netto e i viticoltori da sempre contrari.

La centrale ad oli vegetali che la Sei voleva realizzare a Capriano del Colle bruciando olio di colza, palma e girasole non si farà più. Lo ha comunicato l’assessore all’Ambiente Leonida Tedoldi al locale comitato Salute e Ambiente e ai cittadini. Il merito è del sindaco Claudio Lamberti, che ha contrastato in modo durissimo il progetto, disposto anche ad una battaglia legale al Tar che avrebbe rimandato alle calende greche l’eventuale inizio dei lavori. A dimostrazione di quanto contino le scelte di un’amministrazione comunale nel campo della difesa del territorio. Brevissima la storia della centrale piovuta in comune a maggio, all’indomani del cambio della guardia in comune (anche se la società aveva già preso contatti con il precedente sindaco Alberto Lussignoli che ha passato la mano a Claudio Lamberti).

Subito si è formato il comitato Salute e ambiente che ha raccolto centinaia di firme e l’amministrazione ha prodotto documentazione per sostenere l’insostenibilità del progetto, mentre la Provincia ha temporeggiato nell’attesa di ulteriore documentazione. Insomma, un muro di contrarietà talmente ben realizzato sa spingere la Sei a rinunciare al progetto, magari per scegliere qualche paese più mansueto. Il problema è che a Capriano del Colle, tra problema traffico (oltre 40mila veicoli giorno tra sp 19 e si IX), quello delle emissioni della fornace Danesi, quello della discarica di Cesio sul Monte Netto, non poteva prestare il fianco ad un’altra coltellata all’ambiente e alla salute.

Il progetto prevedeva la realizzazione di quattro impianti non cogenerati con potenza complessiva di 3,6 Megawatt. Ogni motore avrebbe dovuto bruciare 112 chili di combustibile l’ora (olio di colza, soia, palma, girasole) 21 tonnellate al giorno. Le emissioni sarebbero state di 13mila metri cubi l’ora. E anche se sono previsti impianti per l’abbattimento fumi sarebbero usciti in atmosfera ossidi di carbonio (CO), polveri sottili (pm10) e ossidi d’azoto (No2). C’era poi il problema tutt’altro che secondario dell’approvvigionamento di olio, che sarebbe arrivato da paesi extra ue, quindi con costi anche in termini di inquinamento.

Fonte: Pietro Gorlani per Corriere della Sera – Brescia [http://brescia.corriere.it/brescia/notizie/cronaca/11_ottobre_22/capriano-centrale-1901905261487.shtml]

Polo logistico: il Comune di Azzano Mella sferra l’attacco finale!

AZZANO. Il complesso Safer-Esselunga al centro dell’attenzione in attesa della sentenza del Tar. La nuova amministrazione punta ad una variante al piano territoriale, rimettendo il vincolo di «area agricola strategica».

Manifestanti "a spasso" per il paese!

La nuova Amministrazione comunale di Azzano Mella tenta di infliggere il colpo di grazia al polo logistico Safer-Esselunga. Lo fa aprendo una variante al Piano di governo del territorio, nella quale vuole meno consumo di suolo, meno traffico e meno inquinamento ambientale. Obiettivi raggiungibili anche escludendo la realizzazione del polo logistico, anche se questo passaggio non viene messo nero su bianco.
PARTICOLARE importante: l’amministrazione comunale retta da Silvano Baronchelli ha chiesto nei giorni scorsi alla Provincia di Brescia che tutti i 566mila metriquadri di terreni su cui dovrebbe sorgere il polo restini «area agricola strategica». Già, perché la precedente giunta Gaspari-Ferrari aveva chiesto all’assessorato retto da Giuseppe Romele di togliere il vincolo attualmente presente nel Ptcp. Un vincolo grazie al quale il Tar di Brescia il 26 gennaio aveva bloccato i lavori (dando ragione ai Comuni limitrofi di Capriano e Dello e al parco del Montenetto, contrari al polo) rimandando al 26 ottobre la discussione nel merito. A tale udienza, curiosamente, il Comune di Azzano parteciperà con lo stesso avvocato scelto dalla precedente amministrazione (Gianfranco Fontana), anche se dovrebbe aver concordato una diversa linea difensiva.
I GIUDICI del tribunale amministrativo dovrebbero avere pochi dubbi: innanzi tutto peseranno come un macigno le richieste di vincolare l’area avanzate dalla nuova giunta; in secondo luogo dovranno i giudici tenere conto della richiesta della Regione che ha imposto una Via (valutazione impatto ambientale) obbligatoria su piattaforme logistiche superiori ai 200mila mq. In terzo luogo qualcuno solleva dubbi sull’esclusione della Vas «fatta in casa» dalla tecnica comunale Valentina Ferrari. Un trittico di fragilità che avrebbe potuto spingere il Comune al contrattacco in tribunale.

Manifestanti attaccano uno striscione sulla statale Quinzanese.

Ma sulla strategia adottata interviene il vicesindaco Giuseppe Zipponi: «Se la precedente Giunta non ha rispettato le regole, sarà la giustizia amministrativa a dirlo, nella sentenza del 26 ottobre. Noi dobbiamo rispettare un principio di continuità amministrativa. La Safer ha maturato un diritto concessole dalla precedente Amministrazione e non glielo si può togliere di colpo, ma cambiando obiettivi ai nostri strumenti urbanistici».
Strategie «machiavelliche», e anche un po’ rischiose: qualora il Tar desse ragione alla Safer e al Comune, la nuova amministrazione dovrebbe accettare il polo che non vuole. Sarà anche per questo che ad oggi la Safer non ha ancora chiesto il ristorno dei 2,5 milioni già versati al Comune come oneri di urbanizzazione.

Fonte: Pietro Gorlani per BresciaOggi.it

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