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Moria di pesci, è un prodotto industriale?

mella_pesci_mortiEmergono maggiori informazioni sulla moria dei pesci di venerdì scorso nel Mella.

Rimandiamo all’articolo di quibrescia.it

( http://www.quibrescia.it/cms/2012/03/29/moria-di-pesci-e-un-prodotto-industriale/ )

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Casella Braga: cosa sta succedendo?

Nella notte tra venerdì e sabato qualcosa è successo a Capriano del Colle!

capriano del colle-pesci morti-casella braga

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Fogne, Brescia nel mirino dell’Ue

IL CASO. Preoccupante il quadro elaborato dalla Regione nella seduta della commissione provinciale Ambiente. Il sistema legislativo complica la ricerca delle soluzioni. Un Comune su quattro non depura i propri scarichi e il rischio sanzioni comunitarie è diventato reale.

Il depuratore di Verziano.

La provincia di Brescia nel mirino della corte di giustizia dell’Unione Europea. Il motivo? Un Comune su quattro non depura le fogne, gli scarichi inquinano da decenni fiumi e laghi in modo indiscriminato, i progetti di depuratori e collettori sono al palo. Da anni. E il rischio reale è quello di incappare in procedure di infrazione europee condite da milioni di euro di sanzioni che verranno impartite allo Stato, il quale si rifarà sulla Regione che a sua volta chiederà conto alla Provincia. Un effetto domino dagli effetti economici potenzialmente devastanti. E’ questo il quadro sconfortante, affrescato ieri mattina alla commissione provinciale Ambiente dalla dirigente dell’unità risorse idriche del Pirellone, Viviane Iacone. Situazione resa ancor più grave dal recente referendum che ha cancellato la possibilità di applicare tariffe dell’acqua che vadano a coprire i necessari investimenti. Ciliegina sulla torta: entro fine anno una legge regionale impone che si trovi un unico gestore al quale affidare il sistema idrico integrato (acquedotti e depurazione). Una sorta di aggregazione dei gestori attuali, ovvero A2A, AOB2 Cogeme e Garda Uno. Mission che gli stessi consiglieri provinciali giudicano altamente improbabile.
PROSPETTIVE NERE. «In troppi agglomerati della provincia mancano fogne, collettori, depuratori – taglia corto Viviane Iacone – e lo dimostra il grave inquinamento di fiumi, laghi e falde. Il problema è che si è in ritardo di 20 anni sulla direttiva comunitaria. Per questo è partita la procedura d’infrazione e siamo ad un passo dal deferimento alla corte di giustizia». Una situazione condivisa da altre province lombarde a partire da Milano e Bergamo. Servono urgentemente fondi. «Sarebbero necessari 6 miliardi per garantire alla regione una depurazione essenziale – aggiunge Viviane Iacone -; cifre che logicamente non hanno copertura».
Se ci si focalizza sulla provincia le cose non vanno meglio: l’Aato «ha un programma di investimento di 130 milioni nei prossimi tre anni» spiega Marco Zemello, direttore della nuova azienda provinciale che dovrà gestire il servizio idrico integrato. Ma servirebbero 700 milioni per un’adeguata copertura della rete fognaria. Che fare? «La Regione sta pensando ad un fondo di public utility per venire in aiuto delle province – spiega Viviane Iacone -, ma serve con urgenza un cronoprogramma e soprattutto è indispensabile risolvere il problema del modello tariffario. Il governo deve provvedere a trovare una soluzione dopo la vittoria dei referendum».
IL NODO TARIFFE E GESTIONE. Il referendum ha impedito ai gestori l’aumento delle tariffe sul leitmotiv dell’acqua pubblica. Ma il problema è che così non ci saranno più fondi per realizzare i depuratori chiesti dall’Europa. Le Regioni hanno chiesto al ministero un nuovo modello tariffario ma non arrivano risposte.
Serve in fretta una nuova legge, in linea con l’Europa. «Per il diritto comunitario deve essere garantito il recupero della copertura finanziaria ai debiti contratti – aggiunge Zemello – oggi le tariffe Ato di 1,13 euro a metro cubo prevedono una remunerazione del capitale investito, anche se minima pari cioè a 0,09 euro a metro cubo».
Le banche non presteranno soldi ad un gestore che voglia realizzare un depuratore sapendo che non «rientrerà» adeguatamente con le bollette pagate dai cittadini. Ultimo ma non meno spinoso problema. «La legge regionale 21 impone l’affidamento del servizio idrico integrato ad un unico gestore entro fine anno» ricorda Zemello. Del resto non sono previste sanzioni per costringerla» hanno commentato ieri i commissari. Altro punto chiave: i Comuni che vorranno avere una gestione in economia potranno farlo, ma la Provincia dovrà compartecipare alla società di gestione.
LE PERPLESSITA’. «Va risolta la questione della tariffa ed era opportuno che la Regione legiferasse in questo senso» commenta Fabio Ferraglio del Pd scettico sui tempi di assegnazione del sistema idrico «che non verrà risolto in tre mesi, visto che non ci sono sanzioni a punire le province disubbidienti».
Per Diego Peli del Pd, Gianpaolo Mantelli del’Udc ed Ermano Pasini del Pdl è fondamentale risolvere il problema dei Comuni ancora non aderenti al piano d’ambito (in sostanza tutta la Valcamonica) dando loro un ultimatum. Lo stallo rischia di diventare cronico: gli enti locali «ribelli» non vogliono tariffe più care ma così facendo non possono avere i depuratori. Un tema su cui dovrà lavorare il consiglio provinciale.

Fonte: Pietro Gorlani per BresciaOggi.it 

IL COMUNE VARA UN PIANO CONTRO LE ESONDAZIONI

CAPRIANO DEL COLLE. Negli ultimi anni anche la Regione ha speso parecchi milioni di euro per i vasi Garzetta, Fornaci, Verziano, Flero e Sorbanella.

Vigili del fuoco al lavoro dopo un'esondazione

Da anni a Capriano del Colle le esondazioni sono una costante. Il Comune (ma anche e soprattutto la Regione Lombardia) hanno speso parecchi milioni di euro e negli ultimi anni la situazione è migliorata. Ma bisognerà spendere ancora molto per scongiurare il pericolo; perciò la Giunta di Capriano ha approvatp un piano di «Interventi di protezione contro le esondazioni dei vasi Garzetta delle Fornaci, fiume delle Fornaci, fiume di Verziano, Flero e Sorbanella. 0pere propedeutiche allo scolmatore ed altre opere sulla Garzetta».
Ricordiamo che per gli interventi a Fenili Belasi la Regione Lombardia ha stanziato i seguenti finanziamenti: 258.200 euro nel 2002; un milione e 291.100 euro nel 2003 e, nello stesso anno, altri 2.582.300 euro. Venne definito il piano generale degli interventi di protezione dei territori di Capriano, Flero e Castelmella contro le esondazioni del vaso Garzetta delle Fornaci, del vaso Fiume delle Fornaci, del vaso Fiume di Verziano-Flero e del vaso Sorbanella e si decise di individuare un programma prioritario delle opere, da eseguire utilizzando i finanziamenti della Regione. Questo piano è stato predisposto dalla Società Aprica Studi e dallo Studio Pezzagno, riuniti in Ati. Il Piano tra l’ altro prevedeva, con priorità e somma urgenza a Fenili Belasi «l’ esecuzione delle opere di risezionamnto idraulico del vaso Garzetta fino allo scarico nel Fiume Mella». I Comuni di Brescia, Capriano del Colle, Castelmella, Flero e la Federazione delle utenze del Fiume Mella, hanno sottoscritto il relativo accordo di programma e si sono impegnati nell’esecuzione delle opere idrauliche previste. Ora, secondo il Piano generale, servono altri 1.024.000 euro. E la Giunta comunale ha già approvato il progetto preliminare predisposto dall’ Ati A2A Calore e Servizi srl (società di ingegneria) e dallo Studio Pezzagno, riguardante gli interventi già citati di protezione contro le esondazioni. E’ stato anche deciso di chiedere la concessione del relativo contributo alla Regione Lombardia.
D’altra parte questi interventi sono già previsti da tempo ed erano stati infatti inseriti nel programma triennale delle opere pubbliche 2010-2013. Meglio prevenire i disastri ambientali che intervenire a posteriori. Purtroppo però la Lombardia è una delle poche regioni italiane che spendono per la prevenzione.

La palazzina di Fenili Belasi crollata nel maggio 2010

ECOCOMPATIBILITÀ: Brescia perde 9 posti!

L’INDAGINE ISTAT. Molte ombre e qualche punto d’eccellenza nella tradizionale fotografia degli indicatori ambientali: la città scivola dalla 22ª alla 31ª posizione. Bene acqua e verde pubblico. Ma i consumi di gas ed energia, i rifiuti prodotti e le automobili continuano ad aumentare.

Brescia. Brescia è sempre meno ecocompatibile. Lo rivela il rapporto sugli indicatori ambientali urbani diffuso ieri dall’Istat. È un quadro con tante ombre e poca luce, al punto che la città in un solo anno ha perso ben nove posizioni nella classifica nazionale guidata da Trento e chiusa da Siracusa, slittando dalla 22esima alla 31esima.

ARIA. Uno degli elementi che concorrono alla performance negativa è ovviamente la qualità dell’aria. Le centraline di monitoraggio nel tempo si sono dimezzate e nel 2010 erano ferme a 2,1 ogni 100mila abitanti (nel 2000 4,1), gli inquinanti sono passati in un decennio da 6 a 13. I giorni di supero però secondo l’Istat hanno subito un’incredibile diminuzione: erano 100 nel 2009, sono stati «solo» 89 nel 2010. Un dato comunque ben superiore alla soglia di 35 giorni fissata dall’Europa.

ENERGIA. Anche il capitolo energia non dà soddisfazioni. I consumi di gas, se pure inferiori a quelli del 2000 (368,5 metri cubi all’anno) sono aumentati passando dai 287,6 metri cubi pro capite del 2009 ai 325 dell’anno scorso. Così anche l’energia elettrica (da 1.091,7 a 1.145,9 kiloWattora per abitante; da 2.289,7 a 2.409,7 kiloWattora per utenza). Brescia può comunque contare sulla presenza virtuosa del teleriscaldamento, e inizia anche a sperimentare il fotovoltaico. L’estensione dei pannelli installati sugli edifici comunali è cresciuta infatti dai 1,1 metri quadri per mille abitanti del 2007, ai 7,4 del 2009 fino ai 9 del 2010.

RIFIUTI. Un punto «dolente» resta l’igiene urbana. Nonostante gli sforzi messi in campo in termini di sensibilizzazione, il rapporto Istat rivela che i bresciani continuano a produrre molti rifiuti: un calo rispetto agli anni scorsi si è verificato (nel 2007 erano 803,2 i chilogrammi pro capite), tuttavia dal 2009 (729,1 chilogrammi) al 2010 (749,8) la situazione è andata ancora peggiorando. Si resta comunque ben sopra la media nazionale di 609,5 chilogrammi per abitante. Stenta a decollare in pieno anche la differenziata se è vero che, come rivelano i dati del rapporto, in un anno è aumentata solamente di 0,2 punti percentuali (da 40 a 40,2). Pare insomma lontana la meta del 50 per cento.

TRASPORTO PUBBLICO. Mentre diminuisce la domanda di trasporto pubblico (da 175,3 a 173,5 passeggeri per abitante), non accenna a calare il numero di autovetture che passano da 658 a 658,9 ogni mille cittadini. Il tasso di motorizzazione si mantiene dunque elevato, e in continua crescita con il passare degli anni.

ACQUA. Consolano invece i dati sui consumi idrici, che negli anni hanno registrato un progressivo calo. Dopo il picco dei 91,2 metri cubi per abitante nel 2004, i numeri sono andati diminuendo fino a raggiungere nel 2010 il record positivo di 70,9 metri cubi. Bene anche il fronte degli impianti di depurazione: ormai la totalità della popolazione può contare su acqua «pulita».

VERDE. Brescia si mantiene tra i comuni con densità di verde urbano a gestione comunale maggiore della media dei capoluoghi di provincia: è al settimo posto della classifica nazionale. I parchi sono un fiore all’occhiello per la città, e ammontano al 29,1 per cento del suolo. Ogni abitante conta su 136,9 metri quadri di verde. Una magra consolazione, considerando che, come rivela il rapporto, l’aria che si respira non è delle migliori. Anche nei giardini pubblici.

Fonte: Natalia Danesi per BresciaOggi.it

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