Tag Archive | A2A

Articolo de “La voce del Popolo” di dicembre (pag.13).

Click sull’immagine per ingrandirla e leggere.

Annunci

Metano russo sotto la Bassa ma l’area è sismica!

Edison e A2A vogliono trasformare il sottosuolo in un’enorme bombola di gas e i sindaci si preoccupano.

Gli ambientalisti: il rischio è elevato Verolavecchia e Azzanello (Cr) hanno fatto ricorso al consiglio di Stato per una iniziativa analoga realizzata a Bordolano.

Il sottosuolo della Bassa trasformato in una enorme bombola di metano. Edison e A2A tra circa un anno inietteranno sotto i comuni di Capriano del Colle, Bagnolo Mella, Offlaga e Dello (una superficie di 24 chilometri quadrati) 88 milioni di metri cubi di gas l’anno (fino a raggiungere la capacità massima di 680 milioni) laddove decenni fa era stato estratto. Esaurito il filone, sono restate le grotte vuote. A mille metri sotto terra. Da riempire con riserve strategiche. Un progetto che rispecchia in piccolo quello che la Stogit (controllata di Eni) sta realizzando a Bordolano (Cr): iniettare nel sottosuolo di 11 comuni cremonesi e cinque bresciani (Borgo San Giacomo, Pontevico, Quinzano D’Oglio, Verolanuova e Verolavecchia) la bellezza di 1,2 miliardi di metri cubi di gas.
C’è però un problema. L’iniezione di gas avverrà alla cascina Movico di Capriano, paese che recenti studi hanno dimostrato essere sismico. E l’ambientalista Ezio Corradi, che da anni battaglia contro il progetto di Bordolano, lancia l’allarme: «Il ministero sta rilasciando autorizzazioni con il ciclostile, non verificando per nulla il rischio sismico, documentato da un recente studio della regione Veneto commissionato all’ Università degli Studi dell’Insubria e alla Colorado University, dove si attesta chiaramente il rischio sismico per il Monte Netto». L’ingegnere Liliana Panei del ministero dello Sviluppo Economico dribbla il problema: «La valutazione dei rischi è demandata alle valutazioni tecniche effettuate in sede di esame del rapporto di sicurezza da parte del Comitato Tecnico Regionale, secondo quanto previsto dal decreto legislativo (normativa Seveso, ndr)».

I sindaci sanno poco o nulla del progetto e il rischio è quello che non vengano coinvolti e vedano realizzarsi i lavori senza ottenere nemmeno un euro di contropartita. Che di questi tempi farebbe comodo. I sindaci di Verolavecchia (Bs) e Azzanello (Cr), hanno fatto ricorso al Consiglio di Stato.
Il sito di stoccaggio della Bassa Bresciana è stato stato individuato e il 20 settembre Edison ha avanzato la valutazione di impatto ambientale (Via). La stazione di pompaggio del metano di provenienza russa è stata individuata alla cascina Movico di Capriano del Colle. Da lì arriverebbe nelle viscere della terra, a oltre un chilometro di profondità, espandendosi per grotte e gallerie presenti sotto i fertili campi di mais e i paesotti fatti di villette, cascine e capannoni. Ogni primavera (da marzo a settembre) verrebbe iniettato metano nel sottosuolo a 144 bar grazie ad una centrale da 1,2 megawatt. Mentre nel periodo di utilizzo del riscaldamento (da ottobre a marzo) verrebbe estratto.
Gli ambientalisti sono preoccupati: «Bordolano è sito soggetto a direttiva Seveso», conclude Corradi, «e per la Protezione Civile servirebbe un piano d’emergenza che ancora non c’è. Non vorrei che la stessa serie di problematiche si ponesse anche nella Bassa bresciana».

Fonte: Pietro Gorlani per Corriere.it (Brescia)

Fogne, Brescia nel mirino dell’Ue

IL CASO. Preoccupante il quadro elaborato dalla Regione nella seduta della commissione provinciale Ambiente. Il sistema legislativo complica la ricerca delle soluzioni. Un Comune su quattro non depura i propri scarichi e il rischio sanzioni comunitarie è diventato reale.

Il depuratore di Verziano.

La provincia di Brescia nel mirino della corte di giustizia dell’Unione Europea. Il motivo? Un Comune su quattro non depura le fogne, gli scarichi inquinano da decenni fiumi e laghi in modo indiscriminato, i progetti di depuratori e collettori sono al palo. Da anni. E il rischio reale è quello di incappare in procedure di infrazione europee condite da milioni di euro di sanzioni che verranno impartite allo Stato, il quale si rifarà sulla Regione che a sua volta chiederà conto alla Provincia. Un effetto domino dagli effetti economici potenzialmente devastanti. E’ questo il quadro sconfortante, affrescato ieri mattina alla commissione provinciale Ambiente dalla dirigente dell’unità risorse idriche del Pirellone, Viviane Iacone. Situazione resa ancor più grave dal recente referendum che ha cancellato la possibilità di applicare tariffe dell’acqua che vadano a coprire i necessari investimenti. Ciliegina sulla torta: entro fine anno una legge regionale impone che si trovi un unico gestore al quale affidare il sistema idrico integrato (acquedotti e depurazione). Una sorta di aggregazione dei gestori attuali, ovvero A2A, AOB2 Cogeme e Garda Uno. Mission che gli stessi consiglieri provinciali giudicano altamente improbabile.
PROSPETTIVE NERE. «In troppi agglomerati della provincia mancano fogne, collettori, depuratori – taglia corto Viviane Iacone – e lo dimostra il grave inquinamento di fiumi, laghi e falde. Il problema è che si è in ritardo di 20 anni sulla direttiva comunitaria. Per questo è partita la procedura d’infrazione e siamo ad un passo dal deferimento alla corte di giustizia». Una situazione condivisa da altre province lombarde a partire da Milano e Bergamo. Servono urgentemente fondi. «Sarebbero necessari 6 miliardi per garantire alla regione una depurazione essenziale – aggiunge Viviane Iacone -; cifre che logicamente non hanno copertura».
Se ci si focalizza sulla provincia le cose non vanno meglio: l’Aato «ha un programma di investimento di 130 milioni nei prossimi tre anni» spiega Marco Zemello, direttore della nuova azienda provinciale che dovrà gestire il servizio idrico integrato. Ma servirebbero 700 milioni per un’adeguata copertura della rete fognaria. Che fare? «La Regione sta pensando ad un fondo di public utility per venire in aiuto delle province – spiega Viviane Iacone -, ma serve con urgenza un cronoprogramma e soprattutto è indispensabile risolvere il problema del modello tariffario. Il governo deve provvedere a trovare una soluzione dopo la vittoria dei referendum».
IL NODO TARIFFE E GESTIONE. Il referendum ha impedito ai gestori l’aumento delle tariffe sul leitmotiv dell’acqua pubblica. Ma il problema è che così non ci saranno più fondi per realizzare i depuratori chiesti dall’Europa. Le Regioni hanno chiesto al ministero un nuovo modello tariffario ma non arrivano risposte.
Serve in fretta una nuova legge, in linea con l’Europa. «Per il diritto comunitario deve essere garantito il recupero della copertura finanziaria ai debiti contratti – aggiunge Zemello – oggi le tariffe Ato di 1,13 euro a metro cubo prevedono una remunerazione del capitale investito, anche se minima pari cioè a 0,09 euro a metro cubo».
Le banche non presteranno soldi ad un gestore che voglia realizzare un depuratore sapendo che non «rientrerà» adeguatamente con le bollette pagate dai cittadini. Ultimo ma non meno spinoso problema. «La legge regionale 21 impone l’affidamento del servizio idrico integrato ad un unico gestore entro fine anno» ricorda Zemello. Del resto non sono previste sanzioni per costringerla» hanno commentato ieri i commissari. Altro punto chiave: i Comuni che vorranno avere una gestione in economia potranno farlo, ma la Provincia dovrà compartecipare alla società di gestione.
LE PERPLESSITA’. «Va risolta la questione della tariffa ed era opportuno che la Regione legiferasse in questo senso» commenta Fabio Ferraglio del Pd scettico sui tempi di assegnazione del sistema idrico «che non verrà risolto in tre mesi, visto che non ci sono sanzioni a punire le province disubbidienti».
Per Diego Peli del Pd, Gianpaolo Mantelli del’Udc ed Ermano Pasini del Pdl è fondamentale risolvere il problema dei Comuni ancora non aderenti al piano d’ambito (in sostanza tutta la Valcamonica) dando loro un ultimatum. Lo stallo rischia di diventare cronico: gli enti locali «ribelli» non vogliono tariffe più care ma così facendo non possono avere i depuratori. Un tema su cui dovrà lavorare il consiglio provinciale.

Fonte: Pietro Gorlani per BresciaOggi.it 

ROLFI: «Da Brescia il no ai rifiuti napoletani».

IL CASO. Dopo l’approvazione dell’odg in Parlamento insorge la Loggia. Categorico il vicesindaco, che smentisce l’ipotesi di smaltire in via Lamarmora la spazzatura campana.

L'inceneritore di Brescia nel quartiere Lamarmora

La questione resta, per ora, nel limbo delle possibilità, ma a scanso di equivoci, è il vicesindaco Fabio Rolfi a giocare d’anticipo, assicurando che «a Brescia non arriverà la spazzatura campana».
Una presa di posizione innescata dall’approvazione, alla Camera, dell’ordine del giorno del Pd che impegna l’Esecutivo «a proporre con la massima urgenza ogni iniziativa normativa che consenta lo smaltimento di rifiuti solidi urbani dalla Campania alle regioni del Nord». Con preciso riferimento al termovalorizzatore di Brescia o ad altri impianti settentrionali di A2A.
«SMENTISCO categoricamente che possa arrivare anche solo un rifiuto da Napoli – scandisce Rolfi -: i cittadini devono sapere che l’ordine del giorno che impegna il Governo a consentire il trasporto dei rifiuti campani al Nord è stato presentato dal Pd e approvato con i voti dei parlamentari bresciani».
Quanto al peso vincolante del documento, il vicesindaco spiega coem sia «solo un ordine del giorno che non ha quindi valore coattivo», e con i deputati non ci va leggero: «il Pd ha tentato ancora una volta di scaricare sulla città e sui bresciani le inefficienze delle giunte di sinistra nel gestire basilari compiti amministrativi come lo smaltimento dei rifiuti». La deduzione di Rolfi viene da se: «Ormai è inequivocabile: il Pd vuole a Brescia la spazzatura di Napoli».
Non tarda nemmeno la risposta del deputato bresciano del Carroccio, Daniele Caparini, che definisce «demenziale» documento del Partito democratico: «Ancora i compagni del Pd propongono deroghe al sacrosanto principio per cui ognuno smaltisce i rifiuti che produce. Abbiamo già speso 2 miliardi in sei anni per l’incapacità dei politici partenopei e ora, per il Pd, dovremmo respirare pure i loro rifiuti; menomale che non governano loro».
DA A2A nessuna presa di posizione ufficiale, visto che in via Lamarmora non sarebbe arrivata alcuna comunicazione. Anche perchè oltre al profilo politico, da valutare ci sarebbe quello tecnico, a partire dal ruolo decisionale di governatori regionali e istituzioni comunali, senza dimenticare la capacità strutturale degli impianti, a Brescia o altrove.

Fonte: Mara Rodella per BresciaOggi.it

RIFIUTI DI NAPOLI AL NORD: spunta l’inceneritore di Brescia.

IL CASO. In Parlamento passa l’impegno a «proporre ogni iniziativa urgente che consenta trasporto e smaltimento». Alla Camera approvato l’ordine del giorno del Pd: «L’esecutivo verifichi se A2A può smaltire l’immondizia della Campania»

L'inceneritore di Brescia

Per ora è solo un ordine del giorno, ma in futuro la possibilità che a Brescia arrivino i rifiuti campani potrebbe diventare una realtà. Ancora una volta dopo il 2008, quando la prima emergenza napoletana (anche se fa sorridere datare un’emergenza che con diversi picchi è sostanzialmente cronica in Campania) aveva lasciato intravedere massicce «spedizioni» di rifiuti verso l’inceneritore bresciano. Allora Formigoni ad un certo punto «aprì» a conferimenti dal Mezzogiorno: migliaia tonnellate di ecoballe avrebbero potuto finire bruciate in via Ziziola.

Ora la prospettiva torna concreta: alla Camera è passato ieri pomeriggio un ordine del giorno presentato dal Partito democratico. Il documento impegna il Governo «a proporre, con la massima urgenza, ogni iniziativa normativa urgente che consenta il trasporto e lo smaltimento di rifiuti solidi urbani dalla Campania a tutte le regioni italiane in deroga ai principi riportati nella parte IV del codice ambientale».
Ma non finisce qui. Nell’Odg presentato dal democratico Alessandro Bratti c’è un preciso riferimento alla nostra città e in particolare al suo termovalorizzatore. Un riferimento che trova senso nel fatto che Partenope Ambiente, società impegnata sul fronte dello smaltimento in Campania e gestore dell’impiano di Acerra fa parte del gruppo A2A. Così in vista di un possibile approdo di rifiuti solidi urbani a Brescia si invita l’Esecutivo a «verificare se gli accordi tra la società A2A e la sua controllata Partenope Ambiente possono consentire lo smaltimento di una parte dei rifiuti urbani campani oltre che quelli speciali nell’inceneritore di Brescia» o in altri impianti del Nord gestiti dalla società di via Lamarmora.
Un impegno dunque, non ancora una norma cogente quello votato ieri alla Camera e che ha visto il Governo andare sotto. Il che significa che non è che domani ai cancelli di via Ziziola si presenteranno i camion con targa di Napoli, ma che uno scenario futuro del genere potrebbe realizzarsi.
«L’ordine del giorno dimostra in quale considerazione il Pd tenga le Regioni del nord. Nell’ottica della sinistra il Nord diventerà la discarica non solo di Napoli, ma di tutta la Campania. Ancora una volta si dimostra che l’unica forza politica che difende il nord dai soprusi di questo Stato centralista è la Lega. In ogni caso l’ordine del giorno non ha alcun valore cogente e pertanto vigileremo affinchè esso non abbia seguito» ha subito reagito il vice ministro della Lega Nord Roberto Castelli. Immediata la replica del presidente nazionale dei Verdi Angelo Bonelli: «Il nord sarebbe la discarica delle Campania? Ma se per anni in Campania sono arrivati proprio dal Nord migliaia di tir di rifiuti tossici sversati illegalmente. Castelli e la Lega dovrebbero imparare il valore della solidarietà».
Ieri, intanto, il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, ha incontrato il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, a Palazzo Chigi. Un incontro che il primo cittadino partenopeo ha definito «molto proficuo. Abbiamo detto al premier che Napoli non ha bisogno di leggi speciali».

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: