Archive | aprile 2014

LUNEDÌ, 28 APRILE 2014 GIORNALE DI BRESCIA

Alcuni giorni fa si è consumato l’ultimo atto di una commedia il cui epilogo mi era chiaro già da tempo ovvero la revoca al sottoscritto della nomina a presidente del Parco regionale Monte Netto. Ci tengo a chiarire alcuni aspetti di questa vicenda a vantaggio dei cittadini dei Comuni del Parco (Capriano del Colle, Flero e Poncarale) ma soprattutto per quelli di Capriano di cui fino al maggio del 2013 ero anche consigliere comunale nonché assessore ai Lavori Pubblici, Edilizia Privata e Urbanistica. Tengo a precisare che ero alla mia prima esperienza politica e, pur credendo negli impegni assunti, non ho mai pensato di intraprendere questa esperienza con velleità di carriera politica. Infatti l’ho sempre interpretata come un servizio mettendo a frutto impegno civico, un po’ di competenza e la speranza di poter attuare qualche bella idea, condivisa a suo tempo con la lista di appartenenza. Ma mi sono reso conto ben presto che le modalità di confronto e decisionalità democratica pattuite con la Giunta, sono state sostituite da logiche diverse in cui le scelte venivano prese altrove senza una reale, trasparente e leale condivisione. Ad oggi infatti non è ancora dato sapere le motivazioni per le quali il Sindaco abbia ritenuto di revocarmi il 14 maggio 2013 le deleghe assessorili, se non quella ufficiale per cui fosse «opportuno che mi occupassi del ruolo di presidente del Parco». Non essendomi chiare le motivazioni di tale scelta ho fatto una interrogazione consigliare al Sindaco, ma dopo elogi e ringraziamenti per il lavoro svolto non è arrivata nessuna altra precisazione. A ottobre dello stesso anno decido di dare le dimissioni da consigliere comunale, per l’unico motivo che avevo intrapreso questa esperienza in chiave propositiva ed essendo convinto di aver lavorato e lavorato bene, coerentemente alle scelte fatte in campagna elettorale, non avevo nessuna intenzione di fare da «carabiniere» al mio Sindaco passando di fatto all’opposizione. Mi è stato subito chiaro che non sarebbe stato possibile svolgere serenamente e proficuamente il ruolo di presidente del Parco per il quale ero stato proposto dal mio Sindaco che, per statuto, detiene la quota maggioritaria dei Comuni appartenenti al Parco. Dopo insistenze da parte dei sindaci compreso quello di Capriano, e per senso di responsabilità non senza perplessità, ho riconfermato la mia disponibilità a presidente. A distanza di soli sei mesi durante i quali ho svolto con i soliti impegno e assiduità il mio ruolo, mi vedo revocata la nomina a presidente del Parco. Motivo: «Non ha raggiunto obiettivi minimi condivisi con particolare riferimento alle azioni per la puntuale conclusione dell’iter di approvazione del Piano Territoriale di Coordinamento (P.T.C.)» ovvero lo strumento urbanistico del Parco. Il sottoscritto era presidente dal 28 giugno 2011 quindi poco meno di tre anni e fino a sei mesi fa ero ritenuto più che idoneo per quel ruolo a tal punto da ricevere titoli di stima e sollecitazioni da parte dei Sindaci a rimanere in seguito alla mia volontà di rassegnare le dimissioni. Basti questa breve cronistoria per sollevare anche in chi non conoscesse tali vicende il ragionevole dubbio rispetto alle reali motivazioni che abbiano riservato al sottoscritto un duplice, simile vergognoso trattamento. Tengo a precisare che il P.T.C. era depositato in Regione dall’agosto del 2012 per la verifica e l’approvazione da parte della Giunta regionale che per legge dovrebbe compiersi in 4 mesi. In questi 20 mesi che la Regione si è presa per la verifica, il sottoscritto si è recato più volte a Milano con il direttore del Parco e il gruppo di professionisti estensore del Piano, per discuterne e motivarne le scelte, cercando di coinvolgere i sindaci nel preciso percorso di confronto con i funzionari regionali preposti. I sindaci, per contro, nonostante i numerosi inviti da me formulati a far sentire in Regione il loro sostegno politico al Piano da loro approvato, non hanno mai ritenuto necessario fare azioni in tal senso, salvo poi attribuire al sottoscritto la responsabilità di tale insuccesso. Benissimo, la mia quota di responsabilità me la prendo. Ma non mi si dica che un Parco tra i più piccoli in Lombardia costituito da soli tre Comuni ha bisogno di tutto quel tempo per l’approvazione del P.T.C. Evidentemente i problemi stanno altrove. Ma ci voleva un pretesto e un capro espiatorio. E quale scelta migliore se non l’approvazione del P.T.C. e il presidente, che ricordo non vota l’approvazione del Piano che rimane prerogativa esclusiva dei sindaci i quali, a mio avviso, irresponsabilmente hanno esposto in questi mesi il Parco a richieste senza copertura di norme, e i privati a ritardi nell’attuazione di loro iniziative nella incertezza delle norme stesse. Il Piano è sicuramente un passaggio critico con il quale si rischiano per esempio azioni speculative soprattutto in relazione al recupero dei grossi complessi agricoli dismessi, e sullo stesso andrà mantenuta la massima attenzione. Tuttavia esco a testa alta da questa esperienza sapendo in coscienza d’aver fatto il mio dover pur nel limite delle mie capacità. Rimane l’amarezza di aver toccato con mano logiche e comportamenti politici che non conoscono la parola lealtà e coerenza al progetto condiviso. Mi rivolgo ai cittadini in particolare a coloro che mi hanno votato dando loro la disponibilità a qualsiasi chiarimento qualora volessero capire meglio alcune vicende che per ovvie ragioni ho qui tralasciato. Sono tante infatti le iniziative, azioni e progetti avviati e alcuni conclusi in questi tre anni e ognuno meriterebbe un commento. Ma è comodo vincere le elezioni sulla credibilità, idee e impegno altrui e poi scaricare prima di raccogliere i frutti del lavoro svolto. La meritocrazia tanto sbandierata si trasforma in una politica arrogante al punto tale da non sentire la necessità di motivare le proprie scelte. Lo stesso vale per il rinnovamento tanto auspicato: si vada infatti a vedere con chi sono stato sostituito sia come assessore che come presidente, e di novità non se ne vedranno granché. Spero solo che il Parco sul quale vi sono evidenti e rilevanti interessi economici, non diventi terreno di speculazione di pochi ma risorsa per una economia agricola e ambientale vera a vantaggio di tutti.

 

Paolo Castellini Capriano del Colle

 

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L’Arpa: «Percolato radioattivo alla discarica Capra»

Incontro in Prefettura per decidere interventi di messa in sicurezza attesi da anni

di Pietro Gorlani

Ritorna prepotentemente all’ordine del giorno delle criticità ambientali della provincia la questione della discarica di scorie radioattive Metalli Capra di Capriano del Colle. L’Arpa ha ultimato un corposo studio geologico dal quale si evince che sì, qualche problemino di sicurezza c’è. Eccome. «Non ci sono rischi sanitari. Ma in un piezometro abbiamo trovato una fuoriuscita di cesio 137 e ammoniaca. È chiaro che i proprietari del sito devono intervenire quanto prima per effettuare interventi di messa in sicurezza». A parlare è la direttrice dell’Arpa Maria Luisa Pastore, ieri convocata insieme a Comune e Provincia in Prefettura, al tavolo per le criticità radioattive. Il problema è che (secondo lo studio Arpa) non tutto il fondale dell’ex cava di argilla dove 20 anni fa sono state stoccate 20mila tonnellate di scorie radioattive è impermeabile: «nella relazione geologica — aggiunge la Pastore — emerge chiaramente come in una porzione di cava l’argilla fosse arrivata alla fine». E quindi le scorie sono a contatto con il terreno più permeabile. E si rischia quindi la contaminazione ambientale. Di un «cappotto di contenimento» ai rifiuti se ne parla da anni ma ad oggi non è stato realizzato. Ad inizio aprile in Prefettura si terrà un nuovo tavolo dove si imporrà ai responsabili (l’omonima azienda) un intervento.

5 marzo 2014 | 19:47

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