Archive | novembre 2011

Durban 2011, l’ultima occasione per salvare il clima!

Il 28 novembre (mancano solo 2 giorni) parte la 17 edizione del Cop e i Governi contratteranno le decisioni da prendere sui cambiamenti climatici. Questa edizione però è più delicata delle altre: nel 2012 scade il Protocollo di Kyoto.

Scioglimento dei ghiacci

L’anno scorso, il Cop 16 di Cancun era fallito ancora prima di iniziare. Il presidente della Commissione Europea Josè Manuel Barroso aveva dichiarato che il Protocollo di Kyoto andava sì reiterato, ma solo a condizione che i paesi in via di sviluppo si impegnassero in modo vincolante, e non più volontario, a ridurre le propre emissioni.
Come previsto, il tavolo di Cancun (come già quello di Copenhagen l’anno prima) si era chiuso con un nulla di fatto. Oggi, alla vigilia del nuovo Cop 17 che aprirà i battenti a Durban, Sud Africa, il prossimo 28 novembre, ancora una volta i pronostici sono tutt’altro che incoraggianti. Usa, Giappone, Canada e Russia hanno infatti già annunciato di non voler reiterare il protocollo, una posizione che rischia di minare quella di chi, come l’ Unione Europea, sembra invece intenzionato a rinnovare gli impegni di Kyoto.

Il commissario europeo per l’azione per il clima, Connie Hedegaard, ha sottolineato la volontà dell’Unione Europea di impegnarsi in prima persona nella stesura e nella promozione di un nuovo trattato, ma non ha fatto mistero di quale sia il maggiore ostacolo: gli Stati Uniti. L’Europa infatti, a oggi, è responsabile dell’ 11% delle emissioni mondiali, gli Stati Uniti del 18%. Senza di loro, Kyoto 2 è destinato a fallire ancora prima di essere stilato. Nel frattempo, da Bruxelles viene proposta una nuova normativa che impegnerebbe gli stati membri a fare trasparenza riguardo alla propria impronta ecologica e produrre di resoconti periodici sulle emissioni provenienti da settori prima non monitorati, come l’utilizzo del suolo, alla silvicoltura, all’aviazione e ai trasporti marittimi. Obiettivo: onorare gli impegni presi in fatto di riduzione delle emissioni per il periodo 2013-2020.
Si parla di negoziati che si protrarranno fino al 2015, per una possibile firma congiunta entro il 2016. Perché poi il protocollo entri in vigore, bisognerebbe aspettare fino al 2020.

Una data che ha fatto letteralmente infuriare quanti da anni si battono per impegni rapidi ed effettivi nel campo della riduzione delle emissioni.
“Non stanno facendo altro che giustificare un fallimento più o meno completo”,  commenta Bill Hare del Potsdam Institute for Climate Impact Research: “La realtà è che i paesi più responsabili delle attuali emissioni serra non vogliono impegnarsi in un ambizioso progetto di riduzione delle emissioni. Così facendo, sarà difficile riuscire a limitare il riscaldamento globale a 2 gradi centigradi”.

Il Cop 17 di Durban sarà anche l’occasione per il nostro Ministro per l’Ambiente, Corrado Clini, di far sentire la propria voce a livello internazionale. Il neo Ministro si è detto pronto a far sentire il nostro peso sul tavolo dei negoziati: “Cercheremo di valorizzare al meglio le positive relazioni che abbiamo con Cina e Stati Uniti, promettenti con la Cina e più  problematiche con gli Usa, perché il Senato americano non ha dato seguito all’indicazione del presidente Obama per l’introduzione di obiettivi e strumenti per la riduzione della CO 2 simili a quelli dell’Ue”. Clini ha inoltre annunciato di voler completare in fretta la revisione degli incentivi sulle rinnovabili, sottolineando la necessità di ridurre la ricerca in campo petrolifero. Ricapitolando: Stati Uniti arroccati, Cina possibilista, grandi inquinatori che si dichiarano indisponibili, Europa divisa… Cos’è cambiato, dunque, dal COP 16 di Cancun 2010? È cambiato che, a quanto pare, i paesi in via di sviluppo hanno esaurito la pazienza. L’ex-Presidente del Costa Rica, José María Figueres, ha lanciato un appello alle altre nazioni in via di sviluppo affinché, invece che sedersi educatamente all’ennesimo tavolo delle trattative, occupino fisicamente i locali preposti al meeting. Un’idea che si ispira chiaramente ai movimenti Occupy.
“Siamo andati a Copenhagen con l’illusione che avremmo raggiunto un accordo equo”, spiega Figueres: “ Poi siamo andati a Cancun, dove ci sono stati piccoli ma insufficienti progressi. Ora ci vengono a dire che serviranno altre conferenze. Dobbiamo cominciare a fare sul serio. Dovremmo andare a Durban con la ferma intenzione di non tornare senza aver registrato dei progressi significativi.”

Nel frattempo, l’ Intergovernmental Panel on Climate Change pubblica i primi dati un dettagliatissimo rapporto che raccoglie i dati prodotti negli ultimi anni da più di 220 scienziati. Il quadro ambientale che emerge è preoccupante: alluvioni di portata inedita, tempeste improvvise alternate a periodi di prolungata siccità. Inutile ripeterlo, non saranno i grandi inquinatori e i paesi ricchi, i primi a subire i possibili effetti di un ulteriore riscaldamento globale.

Fonte: Wired.it (http://daily.wired.it/news/ambiente/2011/11/25/summit-durban-cop17-salvare-kyoto-8993.html#content)

Impianto di stoccaggio di metano sul nostro territorio.

Secondo il nostro parere in questa vicenda sarà importante fare due cose fondamentali:

1) La comunicazione: non creare allarmismi, ma dire le cose come stanno;
2) Non sottovalutare il problema di questo impianto di stoccaggio di metano.

DA SUBITO I NOSTRI DUBBI:

Il sottosuolo di Capriano è idoneo alla realizzazione di questo impianto di stoccaggio?
La zona di stoccaggio di Capriano è risaputa essere sismica: quali rischi si corrono se si iniettano del gas nel sottosuolo a 144 bar in un impianto da 1,2 Mgwatt?
Gli elementi inquinanti (composti azotati, CO2, metano, emissione di calore e rumore) di un impianto di questo tipo quali effetti possono produrre nel tempo sulla salute della popolazione, sulle colture agricole e sul microclima del nostro territorio?
Come verrà garantita la sicurezza della popolazione?

Questi sono alcuni degli elementi di notevole preoccupazione che il Comitato porgerà all’attenzione dei propri concittadini, Organismi istiuzionali, Ammimistrazione comunale, al fine di ottenere chiarezza e risposte concrete poichè questo è un problema di tutti gli abitanti non solo del nostro Comune ma anche dei comuni limitrofi.

Metano russo sotto la Bassa ma l’area è sismica!

Edison e A2A vogliono trasformare il sottosuolo in un’enorme bombola di gas e i sindaci si preoccupano.

Gli ambientalisti: il rischio è elevato Verolavecchia e Azzanello (Cr) hanno fatto ricorso al consiglio di Stato per una iniziativa analoga realizzata a Bordolano.

Il sottosuolo della Bassa trasformato in una enorme bombola di metano. Edison e A2A tra circa un anno inietteranno sotto i comuni di Capriano del Colle, Bagnolo Mella, Offlaga e Dello (una superficie di 24 chilometri quadrati) 88 milioni di metri cubi di gas l’anno (fino a raggiungere la capacità massima di 680 milioni) laddove decenni fa era stato estratto. Esaurito il filone, sono restate le grotte vuote. A mille metri sotto terra. Da riempire con riserve strategiche. Un progetto che rispecchia in piccolo quello che la Stogit (controllata di Eni) sta realizzando a Bordolano (Cr): iniettare nel sottosuolo di 11 comuni cremonesi e cinque bresciani (Borgo San Giacomo, Pontevico, Quinzano D’Oglio, Verolanuova e Verolavecchia) la bellezza di 1,2 miliardi di metri cubi di gas.
C’è però un problema. L’iniezione di gas avverrà alla cascina Movico di Capriano, paese che recenti studi hanno dimostrato essere sismico. E l’ambientalista Ezio Corradi, che da anni battaglia contro il progetto di Bordolano, lancia l’allarme: «Il ministero sta rilasciando autorizzazioni con il ciclostile, non verificando per nulla il rischio sismico, documentato da un recente studio della regione Veneto commissionato all’ Università degli Studi dell’Insubria e alla Colorado University, dove si attesta chiaramente il rischio sismico per il Monte Netto». L’ingegnere Liliana Panei del ministero dello Sviluppo Economico dribbla il problema: «La valutazione dei rischi è demandata alle valutazioni tecniche effettuate in sede di esame del rapporto di sicurezza da parte del Comitato Tecnico Regionale, secondo quanto previsto dal decreto legislativo (normativa Seveso, ndr)».

I sindaci sanno poco o nulla del progetto e il rischio è quello che non vengano coinvolti e vedano realizzarsi i lavori senza ottenere nemmeno un euro di contropartita. Che di questi tempi farebbe comodo. I sindaci di Verolavecchia (Bs) e Azzanello (Cr), hanno fatto ricorso al Consiglio di Stato.
Il sito di stoccaggio della Bassa Bresciana è stato stato individuato e il 20 settembre Edison ha avanzato la valutazione di impatto ambientale (Via). La stazione di pompaggio del metano di provenienza russa è stata individuata alla cascina Movico di Capriano del Colle. Da lì arriverebbe nelle viscere della terra, a oltre un chilometro di profondità, espandendosi per grotte e gallerie presenti sotto i fertili campi di mais e i paesotti fatti di villette, cascine e capannoni. Ogni primavera (da marzo a settembre) verrebbe iniettato metano nel sottosuolo a 144 bar grazie ad una centrale da 1,2 megawatt. Mentre nel periodo di utilizzo del riscaldamento (da ottobre a marzo) verrebbe estratto.
Gli ambientalisti sono preoccupati: «Bordolano è sito soggetto a direttiva Seveso», conclude Corradi, «e per la Protezione Civile servirebbe un piano d’emergenza che ancora non c’è. Non vorrei che la stessa serie di problematiche si ponesse anche nella Bassa bresciana».

Fonte: Pietro Gorlani per Corriere.it (Brescia)

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