Archive | settembre 2011

Rifiuti, quattro nuovi impianti al vaglio della Commissione

AMBIENTE. In Provincia si discute sull’autorizzazione a Cologne, Coccaglio, Carpenedolo e Rezzato. Due sono destinati a produrre energia dall’organico altrettanti invece puntano all’attività di recupero. La risposta dovrà arrivare entro 180 giorni.

Cologne, Coccaglio, Carpenedolo e Rezzato: quattro Comuni per altrettanti impianti di recupero e smaltimento di rifiuti solidi urbani. La richiesta di autorizzazione è stata inviata nelle scorse settimane alla Provincia di Brescia da una serie di società. In particolare si tratta di Renergia (Cologne), Linea Ambiente (Coccaglio), Garda Uno (Carpenedolo) e Castella srl (Rezzato).
LA SITUAZIONE è stata discussa nella riunione della seconda commissione consiliare (Tutela dell’Ambiente e Ecologia) a Palazzo Broletto. Un passaggio in più per un argomento così importante visto che l’autorizzazione o meno di un impianto di smaltimento rifiuti, in genere, viene decisa dagli uffici provinciali preposti senza dover passare in commissione. A mettere la questione nell’ordine del giorno sono stati alcuni consiglieri provinciali desiderosi di «capire meglio» alcune dinamiche. La Provincia poi – in quanto caso ente incaricato di rilasciare le autorizzazioni – dovrà dare una risposta entro 180 giorni.
GLI IMPIANTI in questione non hanno tutti le stesse caratteristiche. Un paio – a Castenedolo e a Colgne – sono destinati alla produzione di energia; partendo dai rifiuti urbani organici come materia prima si procederà, attraverso un digestore, alla trasformazione in biomasse e quindi in energia.
Gli altri due progetti – Coccaglio e Rezzato -, invece, avranno il compito di portare avanti un’attività – come la chiamano gli addetti ai lavori – di «cernita spinta» di rifiuti recuperabili. Nel caso di Linea Ambiente di Coccaglio (che ha inserito anche una linea per la produzione di Css, combustibile solido secondario) in realtà non si tratta che di un «trasloco»: la rilocalizzazione di un vecchio impianto.
In commissione l’argomento ha sollevato non pochi interrogativi, soprattutto da parte dell’opposizione. Diego Peli in particolare che, su temi come la concessione a costruire simili strutture, ritiene sia necessario programmare meglio. «La Provincia dovrebbe dettare una linea attraverso una valutazione delle reali necessità del territorio senza lasciare che ogni privato vada per la sua strada». D’accordo il compagno di gruppo, Maurizio Billante. «Dichiaro l’impotenza dell’ente sull’argomento visto che la norma porta sempre ad autorizzare quegli impianti la cui domanda di permesso è stata presentata secondo la legge – ha commentato -. Sul tema ambientale poi lasciamo sempre ai comitati spontanei di cittadini il compito di difendere il territorio».

Fonte: Silvia Ghilardi per BresciaOggi.it

Si rimuove l’amianto: finestre chiuse a Fornaci

DOMANI. Misure precauzionali per il via ai lavori nell’ex distributore.

Porte e finestre sbarrate da domani nella zona sud della città per l’inizio dei lavori di rimozione della copertura d’amianto dell’ex distributore di via Fornaci 12/a. Un intervento richiesto mesi fa dalla Circoscrizione Sud e ora al via grazie al formale impegno dell’assessore ai Lavori pubblici del Comune, Mario Labolani.
Nonostante l’inevitabile fastidio per i residenti della zona, il presidente della Sud Giacomo Lini accoglie la notizia con «grande soddisfazione», considerando che l’intervento è il presupposto all’avvio dei lavori di riqualificazione dell’intera sede circoscrizionale delle Fornaci che sorge a pochi metri di distanza, negli stabili degli ex uffici postali. «Entro la prossima primavera gli abitanti delle Fornaci avranno una nuova sede polifunzionale che saprà svolgere anche l’importante funzione di polo aggregativo sinora di esclusivo appannaggio dell’oratorio», spiega Lini prospettando l’idea di ospitare nella nuova sede numerose realtà del territorio e di convertire l’area del distributore in un campo da bocce a uso della cittadinanza.
Intanto, nelle prossime ore gli abitanti della zona adiacente al cantiere che non l’hanno già ricevuta si vedranno recapitare una lettera con le precauzioni da adottare durante le operazioni di bonifica e rimozione dell’Eternit.

Operazioni di bonifica.

«PER MOTIVI IGIENICI, agli abitanti dell’immobile e al vicinato si consiglia di mantenere chiuse le finestre e di non transitare sotto la copertura durante la fase di bonifica per evitare contaminazioni da fibre libere e investimenti da materiale in caduta dall’alto», si legge nella missiva che precisa come «prima di essere rimosse, le lastre in oggetto saranno trattate a norma di legge con vernici atossiche per impedire la volatilizzazione delle fibre». Una procedura «assolutamente normale» in caso di bonifica, secondo il presidente della Sud, che esorta i cittadini a non allarmarsi («Le finestre dovranno restare chiuse solo durante la fase di lavorazione in cui gli addetti indossano tuta bianca e mascherine») e assicura che le operazioni di rimozione dureranno solo alcuni giorni.

Fonte: Angela Dessì per BresciaOggi.it

43 Comuni privi di filtri e 20 depurati solo parzialmente. CAPRIANO è fra questi!

«Sulla carta» si legge anche di un nuovo depuratore a Offlaga e uno a San Paolo e a Capriano dove l’impianto è sottodimensionato e obsoleto e quindi a rischio sversamenti nel Mella.

Mai come nel caso della rete di depurazione il termine area di confine assume un valore simbolico e concreto. Sono infatti le tre valli e il lembo estremo della Bassa a pagare il dazio più pesante nei ritardi della campagna di collettamento. I dati sono emblematici: in Valsabbia, Valtrompia e Valcamonica si arriva ad una copertura fognaria di poco superiore al 20 percento, una percentuale vicina a quella della pianura orientale.

Impianto di trattamento acque reflue.

DA ANNI NELL’AGENDA delle istituzioni figura il completamento del collettamento della Bassa Valtrompia a Verziano, del raddoppio del depuratore di Esine e della costruzione degli impianti consortili a Barbariga, Rudiano, Gavardo e Provaglio Val Sabbia. A Rovato e Torbole i progetti sono in itinere gli altri sono inseriti nel piano triennale della nuova azienda speciale che ha raccolto l’eredità dell’Aato. L’investimento previsto è di 130 milioni nei prossimi tre anni. Ma in tempi di austerità diffusa e di incertezza (vedi esito del referendum) sulla possibilità di ammortizzare i costi dei lavori adeguando le tariffe non è semplice fare previsioni certe. «Sulla carta» si legge anche di un nuovo depuratore a Offlaga e uno a San Paolo e a Capriano dove l’impianto è sottodimensionato e obsoleto e quindi a rischio sversamenti nel Mella. L’opera principale e attesa da anni è il collettore da Concesio a Verziano delle fognature della Valtrompia. Un’opera faraonica da 25milioni Resta al palo la riconversione a fini civili del depuratore zootecnico di Visano che in teoria potrebbe servire un bacino di utenza di 10mila abitanti tra Remedello e Acquafredda. Il Broletto continua a fare pressione sui gestori dell’impianto e chissà che alla fine un’intesa non la si trovi.
AD OGGI COMUNQUE si contano 43 Comuni privi di filtri e un’altra ventina depurati solo parzialmente. Come se non bastasse la maggioranza degli impianti è obsoleto e pochissimi effettuano la defosfotazione o la denitrificazione. Enorme dunque il carico di inquinanti organici e inorganici che finiscono quotidianamente in fiumi e laghi bresciani.

Fonte: Pietro Gorlani per BresciaOggi.it

Fogne, Brescia nel mirino dell’Ue

IL CASO. Preoccupante il quadro elaborato dalla Regione nella seduta della commissione provinciale Ambiente. Il sistema legislativo complica la ricerca delle soluzioni. Un Comune su quattro non depura i propri scarichi e il rischio sanzioni comunitarie è diventato reale.

Il depuratore di Verziano.

La provincia di Brescia nel mirino della corte di giustizia dell’Unione Europea. Il motivo? Un Comune su quattro non depura le fogne, gli scarichi inquinano da decenni fiumi e laghi in modo indiscriminato, i progetti di depuratori e collettori sono al palo. Da anni. E il rischio reale è quello di incappare in procedure di infrazione europee condite da milioni di euro di sanzioni che verranno impartite allo Stato, il quale si rifarà sulla Regione che a sua volta chiederà conto alla Provincia. Un effetto domino dagli effetti economici potenzialmente devastanti. E’ questo il quadro sconfortante, affrescato ieri mattina alla commissione provinciale Ambiente dalla dirigente dell’unità risorse idriche del Pirellone, Viviane Iacone. Situazione resa ancor più grave dal recente referendum che ha cancellato la possibilità di applicare tariffe dell’acqua che vadano a coprire i necessari investimenti. Ciliegina sulla torta: entro fine anno una legge regionale impone che si trovi un unico gestore al quale affidare il sistema idrico integrato (acquedotti e depurazione). Una sorta di aggregazione dei gestori attuali, ovvero A2A, AOB2 Cogeme e Garda Uno. Mission che gli stessi consiglieri provinciali giudicano altamente improbabile.
PROSPETTIVE NERE. «In troppi agglomerati della provincia mancano fogne, collettori, depuratori – taglia corto Viviane Iacone – e lo dimostra il grave inquinamento di fiumi, laghi e falde. Il problema è che si è in ritardo di 20 anni sulla direttiva comunitaria. Per questo è partita la procedura d’infrazione e siamo ad un passo dal deferimento alla corte di giustizia». Una situazione condivisa da altre province lombarde a partire da Milano e Bergamo. Servono urgentemente fondi. «Sarebbero necessari 6 miliardi per garantire alla regione una depurazione essenziale – aggiunge Viviane Iacone -; cifre che logicamente non hanno copertura».
Se ci si focalizza sulla provincia le cose non vanno meglio: l’Aato «ha un programma di investimento di 130 milioni nei prossimi tre anni» spiega Marco Zemello, direttore della nuova azienda provinciale che dovrà gestire il servizio idrico integrato. Ma servirebbero 700 milioni per un’adeguata copertura della rete fognaria. Che fare? «La Regione sta pensando ad un fondo di public utility per venire in aiuto delle province – spiega Viviane Iacone -, ma serve con urgenza un cronoprogramma e soprattutto è indispensabile risolvere il problema del modello tariffario. Il governo deve provvedere a trovare una soluzione dopo la vittoria dei referendum».
IL NODO TARIFFE E GESTIONE. Il referendum ha impedito ai gestori l’aumento delle tariffe sul leitmotiv dell’acqua pubblica. Ma il problema è che così non ci saranno più fondi per realizzare i depuratori chiesti dall’Europa. Le Regioni hanno chiesto al ministero un nuovo modello tariffario ma non arrivano risposte.
Serve in fretta una nuova legge, in linea con l’Europa. «Per il diritto comunitario deve essere garantito il recupero della copertura finanziaria ai debiti contratti – aggiunge Zemello – oggi le tariffe Ato di 1,13 euro a metro cubo prevedono una remunerazione del capitale investito, anche se minima pari cioè a 0,09 euro a metro cubo».
Le banche non presteranno soldi ad un gestore che voglia realizzare un depuratore sapendo che non «rientrerà» adeguatamente con le bollette pagate dai cittadini. Ultimo ma non meno spinoso problema. «La legge regionale 21 impone l’affidamento del servizio idrico integrato ad un unico gestore entro fine anno» ricorda Zemello. Del resto non sono previste sanzioni per costringerla» hanno commentato ieri i commissari. Altro punto chiave: i Comuni che vorranno avere una gestione in economia potranno farlo, ma la Provincia dovrà compartecipare alla società di gestione.
LE PERPLESSITA’. «Va risolta la questione della tariffa ed era opportuno che la Regione legiferasse in questo senso» commenta Fabio Ferraglio del Pd scettico sui tempi di assegnazione del sistema idrico «che non verrà risolto in tre mesi, visto che non ci sono sanzioni a punire le province disubbidienti».
Per Diego Peli del Pd, Gianpaolo Mantelli del’Udc ed Ermano Pasini del Pdl è fondamentale risolvere il problema dei Comuni ancora non aderenti al piano d’ambito (in sostanza tutta la Valcamonica) dando loro un ultimatum. Lo stallo rischia di diventare cronico: gli enti locali «ribelli» non vogliono tariffe più care ma così facendo non possono avere i depuratori. Un tema su cui dovrà lavorare il consiglio provinciale.

Fonte: Pietro Gorlani per BresciaOggi.it 

NO ALLA CENTRALE proposta dalla azienda “Sei” di Bergamo.

Articolo che parla della nostra riunione del 14 settembre 2011 a Palazzo Bocca (Comune di Capriano).

(click sull’immagine per ingrandirla e leggere!)

Domenica bagnata, domenica fortunata!! SUCCESSONE IERI ALLA FESTA DELL’UVA E DEL VINO.

Articolo estratto dal BresciaOggi di questa mattina, 19 settembre 2011.

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La strada nel vigneto deve essere demolita.

Articolo estratto dal Giornale di Brescia di sabato 17 settembre 2011.

(click sulla foto per leggere!)

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