Archive | agosto 2011

«Centrale ad olio fuorilegge: a Capriano non arriverà mai!»

Il Comune invita Provincia e Regione a far rispettare un decreto del Governo. L’area del Montenetto è tutelata da un’articolata legge nazionale e l’impianto proposto dai privati rientra nella lista di attività vietate.

Nel mare magno della giurisprudenza dello Stato in materia di tutela del territorio (peraltro spesso disattesa nei fatti), il Comune di Capriano ha pescato una legge destinata ad affossare sul nascere il progetto della centrale alimentata a oli vegetali.
Si tratta della normativa che esclude la costruzione di simili impianti in zone di pregio agricolo come appunto il parco del Montenetto. La prescrizione è il volano della battaglia che l’Amministrazione comunale è determinata a ingaggiare ad ogni livello per fermare l’operazione. Lo ribadisce il sindaco Claudio Lamberti replicando a stretto giro di posta alla presa di posizione dell’assessore provinciale all’Ambiente Stefano Dotti che ammetteva l’impotenza del Broletto rispetto alla procedura autorizzativa della centrale.
«E’ VERO COME ASSERITO da Dotti – osserva il primo cittadino – che la Regione Lombardia non ha ancora redatto l’elenco delle aree non idonee ad ospitare tali impianti – ma lo Stato con un decreto del 10 settembre 2010 ha specificato che sono escluse le aree agricole interessate da produzioni agricolo-alimentari di qualità, produzioni biologiche, produzioni Dop, Igp, Stg, Doc, Docg. Siamo insomma nella piena fattispecie del nostro territorio nobilitato dalla presenza di aziende vitivinicole». Per Lamberti è evidente che non si può pensare di trovarsi una centrale sul territorio, solo perché la Regione non ha ancora redatto l’elenco delle aree nelle quali questo tipo di centrali non possono essere fatte.
«E’ quindi fondamentale che tutti gli enti coinvolti si carichino di grande senso di responsabilità applicando semplicemente una legge dello Stato. Oltre a questo tema – chiude il primo cittadino -: l’impatto ambientale che provocherebbe la centrale è devastante, come specificato anche nel documento ufficiale che la nostra Amministrazione civica ha inviato alla Provincia in data 22 luglio. Ribadiamo quindi la nostra totale contrarietà, esplicitata peraltro nel voto unanime del Consiglio comunale».
Lamberti ricorda anche l’impegno del locale comitato, le mille firme raccolte contro l’impianto e la disponibilità di molti cittadini a difendere strenuamente il loro territorio. «Capriano è un bellissimo territorio di pregio e tale dovrà rimanere – avverte il sindaco -. Non possiamo permettere che pochi speculatori danneggino il patrimonio della comunità».

Fonte: Pietro Gorlani per BresciaOggi.it

La centrale a oli naturali ai raggi X della Provincia

CAPRIANO. Il Broletto ha chiesto una relazione supplementare sul controverso impianto. L’assessorato all’Ambiente gela però le aspettative del comitato: «Non abbiamo gli strumenti legislativi per bocciare il progetto» così parla Stefano Dotti.

La Provincia di Brescia si defila dalla battaglia sul progetto della centrale alimentata a oli vegetali che potrebbe essere attivata a Capriano. Nel senso che, pur mantenendo un atteggiamento di «freddezza» nei confronti del controverso progetto, il Broletto ha precisato come non ha strumenti normativi per interferire sull’iter autorizzativo.
L’ASSESSORATO ALL’AMBIENTE ha in verità chiesto un surplus di documentazione sull’opera che analizzerà a fine settembre ma l’assessore Stefano Dotti sottolinea come non sia «nelle mie facoltà», bocciare l’iniziativa. Un intervento in tal senso era stato auspicato a gran voce dall’Amministrazione civica e dal Comitato ambientalista, entrambi contrari alla centrale.
«In teoria – taglia corto Dotti -, il via libera a questo tipo di impianti potrebbe addirittura arrivare attraverso una Dichiarazione inizio attività ma la Provincia ha invitato il Comune a presentare una relazione sulle presunte criticità del progetto per motivare la contrarietà. Per giustificare lo stop all’operazione è possibile far leva su aspetti diversi, dalla localizzazione della centrale a problematiche di tipo tecnico». Sulla carta infatti l’impianto da 3,6 Megawatt che la Sei-Capriano vorrebbe realizzare in via Carlo Alberto Dalla Chiesa figura come fonte di energia rinnovabile, in quanto brucerebbe olio di colza, soia, palma, girasole. Nel suo cuore ci sarebbero otto motori da 455 chilowatt di potenza, in funzione 24 ore al giorno, bruciando 21,5 tonnellate al giorno di combustibile.
MA TRATTANDOSI DI OLI vegetali (quasi tutti di importazione) le emissioni che producono durante la combustione pari a 13mila metri cubi l’ora, sono compensate dall’anidride carbonica assorbita dalle piante durante il loro ciclo vitale. Anidride carbonica che però viene assorbita dall’altra parte del pianeta, mentre in questo angolo di provincia tra nuova corda molle, la provinciale Quinzanese e fornace Danesi le emissioni sono già off limits, ricordano ambientalisti e amministratori locali. «Un altro problema delicato – prosegue Dotti – è il fatto che la Regione non ha ancora fissato le coordinate per definire le zone di pregio e di vincolo paesaggistico dove vietare l’installazione di questo generi di impianti. Altrimenti con la presenza del parco regionale del Monte Netto l’idea di una centrale sarebbe tramontata sul nascere».
In quanto all’economicità dell’operazione, l’assessore ha le idee chiare e molte perplessità. Il business riguarda i certificati verdi che l’impianto produce «ma il problema principale riguarda l’approvvigionamento. E’ un fatto – sottolinea Dotti – che impianti simili presenti a Remedello e a Maclodio sono in gran parte fermi».
Nel frattempo Salvatore Fierro, presidente del comitato civico Salute e ambiente di Capriano, ha chiesto un incontro all’assessore provinciale all’Ambiente per illustrare i punti critici della centrale.
«La struttura dovrebbe sorgere a pochi metri dalle abitazioni ed emetterebbe rumore ma pure le famigerate polveri sottili pm 10 e 2,5, già presenti in maniera massiccia nell’aria – osserva Fierro -. Senza dimenticare l’eccessivo consumo idrico di migliaia di litri d’ acqua utilizzati per il raffreddamento delle pompe. Ricordiamo che il consorzio di bonifica Roggia Capriana non ha concesso il nulla osta per quanto riguarda l’ autorizzazione scarico corpo idrico superficiale». Da non trascurare anche il traffico di camion per l’approvvigionamento del combustibile, su una strada già al collasso come la Quinzanese. Infine, «l’ insediamento della centrale non è un bel biglietto da visita per i prodotti vinicoli e agricoli che sono l’eccellenza del nostro territorio» conclude Fierro citando quanto già affermato da amministratori locali e viticoltori del Monte Netto.

Fonte: Pietro Gorlani per BresciaOggi.it

10 CONSIGLI PER INQUINARE MENO

La crisi dei rifiuti a Napoli è solo la punta dell’iceberg di un problema ben più grande: lo smaltimento della spazzatura. Si tratta di una grave questione che ci coinvolge direttamente: basta considerare che ciascuno di noi produce circa 540 kg di rifiuti ogni anno. Ridurre questa cifra deve diventare un imperativo non solo per evitare il ripetersi di situazioni dannose per la salute, ma – soprattutto – per salvare da noi stessi il mondo in cui viviamo e di cui siamo ospiti. 

James Lovelock, autore di diversi testi sull’ecologia, ha immaginato la Terra come un essere umano: il deteriorarsi di una sua parte può dare inizio ad una reazione a catena che finisce con l’annientarlo completamente. Quello che arriva dalla Campania è il suono di un potente campanello d’allarme: è necessario cambiare strada in fretta e il primo passo è ridurre quei 540 kg a 100. Ecco quindi dieci consigli rivolti a voi lettori poiché solo collaborando si potranno ottenere dei risultati significativi.

Rifiuti zero


1) Raccolta differenziata porta a porta

La raccolta differenziata non riduce il numero di rifiuti, ma ne aiuta lo smaltimento. Per renderla davvero efficace si dovrebbe risolvere la mancanza di apposite strutture nell’area circostante alla raccolta, causata dalla cosiddetta sindrome di Ninby ( not in my backyard – non nel mio giardino) che spinge le amministrazioni ad allontanare gli impianti o a trasportare all’estero la spazzatura emettendo cospicue quantità di gas serra. Per funzionare, un meccanismo del genere deve poter beneficiare di una serie di centri di riciclaggio posizionati strategicamente e nelle vicinanze. Oltre a ciò è necessaria la collaborazione di tutti. Solo raccogliendo i rifiuti porta a porta ed istituendo degli incentivi ad hoc per i cittadini si può infatti sperare di ottenere dei risultati apprezzabili.

2) Niente imballaggi
Gli imballaggi costituiscono un vero e proprio cancro. In Italia ogni anno ne vengono prodotti circa 12 milioni di tonnellate (212 kg annui a testa). Ogni tipo di cibo o bibita è impacchettato e il costo di questa follia ricade direttamente su di noi. La soluzione potrebbe essere quella di evitare le merci preconfezionate, utilizzare  contenitori durevoli e eliminare completamente il package nella vendita al dettaglio di certi articoli che per le loro dimensioni o caratteristiche possono essere trasportati ugualmente. 

3) Addio Tetrapak e Pet
Il Tetrapak è un poliaccoppiato di plastica, alluminio e carta. In Italia ne vengono prodotti circa 5 miliardi di pezzi all’anno, di cui solo il 17% viene riciclato. Il Pet invece è il tipo di plastica usato per le bottiglie e ogni anno se ne devono smaltire all’incirca 200.000 tonnellate al costo di 1 milione di tonnellate di emissioni nocive.
Distribuire i liquidi alla spina e dotarsi di appositi contenitori come borracce, brocche e thermos, potrebbe rivelarsi determinante.

4) Basta con le lattine
Dobbiamo dire addio alla lattina ghiacciata in mano davanti alla tv. Il costo di questo piacere è davvero enorme, infatti ogni anno in Italia ne vengono buttate oltre 1 miliardo e mezzo. A ciò si deve sommare il costo del riciclaggio dell’alluminio in termini di dispendio energetico e produzione di gas serra. Anche in questo caso, sostituire le lattine con il vetro o servire le bevande alla spina potrebbe costituire un vero passo in avanti. 

5) Abolire le stoviglie di plastica
Bisognerebbe proibire l’utilizzo delle stoviglie in plastica usa e getta da tutte le mense scolastiche, statali o aziendali. Questo, assieme alla messa al bando delle bottiglie in Pet potrà avvenire soltanto se le aziende appaltatrici dei servizi di ristorazione verranno incoraggiate adeguatamente dalle amministrazioni locali a adottare materiali riutilizzabili non usa e getta. 

6) Donare o rivendere
I beni usati, come gli abiti o gli strumenti elettronici, costituiscono una grossa percentuale dei rifiuti che ogni anno devono essere smaltiti. I primi potrebbero essere donati ad associazioni di beneficenza, i secondi invece, in molti casi, possono essere restituiti ai negozi in cui si acquista un nuovo bene poiché il rivenditore è obbligato a smaltire il vecchio. In certi casi, come quello di computer di qualche anno fa, si potrebbe abbattere ulteriormente la barriera imposta dal digital divide che separa ancora molti dal mondo della Rete. 

7) Il Compostaggio
Cosa fare degli umidi? Ovvero dei rifiuti organici che non si possono riciclare? Il Compostaggio è la soluzione migliore. Si può facilmente raccogliere questo tipo di scarti in un contenitore in cui si fanno decomporre grazie all’inserimento di apposite sostanze naturali. Il risultante è un ottimo concime per le piante e consente di fare un ulteriore passo in avanti perché, utilizzando questo sistema, si può scendere sotto la soglia dei 100 kg di rifiuti annui. 

8) Beviamo l’acqua del rubinetto
Ricevere l’acqua a casa direttamente dalle tubazioni dovrebbe costituire un obiettivo di primaria importanza. Si potrebbero eliminare del tutto i 9 miliardi di bottiglie in Pet che vengono utilizzate ogni anno in Italia. Per fare ciò bisognerebbe sistemare le tubazioni e migliorare la qualità dell’acqua, che a volte, nelle bollette, può assumere il nome poco rassicurante di acqua per uso domestico…

9) Produrre a km zero
La distanza degli impianti di produzione da quelli di distribuzione deve essere azzerata. Bisogna consumare quello che si produce in loco e dare spazio a rivendite eco-solidali e a costruzioni bioenergetiche.
Ma anche evitare di mangiare fragole e ciliege nei periodi invernali e consumare la frutta e verdura di stagione può essere un inizio.

10) Sostituire la carta
Alle soglie dell’era del cloud storage non possiamo non affidarci alla tecnologia ed abbandonare la carta. Basta con gli elenchi del telefono che ogni anno vengono depositati alle nostre porte, basta con gli sconfinati archivi cartacei, la cancelleria degli uffici e tutta quella serie di documenti che ogni vengono prodotti dagli antiquati meccanismi della burocrazia. Archivi digitali, quotidiani online e ebook sono dei più che degni successori dei loro predecessori.

Fonte: WIRED.IT [http://daily.wired.it/news/ambiente/2011/08/08/10-consigli-riduzione-rifiuti.html#content]

Il Comitato ha richiesto un’incontro con l’Assessore provinciale all’ambiente Stefano Dotti

Oggetto: richiesta di incontro con Assessore provinciale all’ambiente Stefano Dotti.

Il “Comitato Civico Salute e Ambiente” di  Capriano del Colle, chiede un incontro con l’Assessore Provinciale all’Ambiente – Stefano Dotti, per avere dei ragguagli circa la proposta della società “SEI – Capriano – s.r.l.” di realizzare una centrale termica nel nostro Comune. Inoltre il comitato civico vuole fare la massima chiarezza sulle criticità che questa centrale termica porterebbe sul nostro territorio dal punto di vista di impatto ambientale.

In attesa porgiamo cordiali saluti.

Il Presidente del “Comitato Civico Salute e Ambiente” di Capriano del Colle

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